Un blog-progetto per pubblicizzare un laboratorio di ricerca sul Brigantaggio meridionale (e non solo).
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"Risorgimento" italiano: Questione meridionale
'O brigante
1860 il ruolo dell'Inghilterra
60 anni di sana e robusta Costituzione
60° anniversario della Costituzione Italiana
60° Anniversario della Costituzione Italiana (video accompagnato da "Viva l'Italia", canzone di Francesco De Gregori)
60° anniversario della Costituzione Italiana: più che una festa, è un "compleanno amaro"
A Massimo Troisi - poesia di Roberto Benigni
Almamegretta & Pino Daniele - Sanacore
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Almamegretta - Sud
Articolo 21 della Costituzione Italiana
Banda Bassotti - Fischia il vento
Banda Bassotti - Stalingrado
Bibliografia sul Brigantaggio
Breante
Brigantaggio in Alta Irpinia
Brigantaggio in Basilicata
Brigantaggio in Irpinia
Brigantaggio in Irpinia e nel Sannio
Brigantaggio in provincia di Benevento
Brigantaggio Lucano
Brigantaggio meridionale - 1^ parte
Brigantaggio meridionale - 2^ parte
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Brigantaggio nell'Aquilano
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Brigantesse e briganti: l'ultimo brigante ucciso nel 1873?
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Carmelo Parrinelli - In onore dei briganti
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Che cosa resta della nostra Costituzione
Comunità Proletarie Resistenti
Costituzione della Repubblica Italiana
Costituzione della Repubblica Italiana (testo integrale)
Costituzione e spirito repubblicano
Costituzione. La Legge degli Italiani riscritta per i bambini, per i giovani, per tutti
Cronologia di due massacri
Edizione plurilingue in formato "pdf" della Costituzione della Repubblica Italiana.
Edoardo Bennato - L'isola che non c'è
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Enzo Avitabile & i Bottari - 'Omunnosemove
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Enzo Avitabile & i Bottari - Salvamm 'o munn'
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I Savoia e il Massacro del Sud
Il brigantaggio
Il Brigantaggio postunitario
Il Brigantaggio: la guerra sociale dei contadini meridionali
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Il Filmato dei Briganti
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Indiani d'America e briganti meridionali
Indice della Costituzione Italiana
Inno Nazionale del Regno delle Due Sicilie - Paisiello
Intervista a Massimo Troisi
Irpini - Wikipedia
La «questione meridionale» nasce con la conquista del Sud
La colonizzazione dura da 146 anni
La Costituzione commentata da Rodotà
La Costituzione dimenticata
La Costituzione italiana - Video lezione
La Costituzione Italiana in chiave umoristica
La Costituzione italiana nella sua fase contemporanea
La Costituzione Italiana nelle parole di Piero Calamandrei
La Costituzione non esiste più (testimonianza di Leonardo Sciascia)
La Costituzione raccontata ai bambini
La Costituzione spiegata ad alunni di scuola elementare e da questi commentata e riscritta
La nuova centralità della questione meridionale
La più grande rapina della storia
La Questione del Mezzogiorno
La Quistione Meridionale
La razza maledetta
La Smorfia - Dio
La Smorfia - Il Basso
La Smorfia - Il Commissariato
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La Smorfia - La Sceneggiata (Prima parte)
La Smorfia - La Sceneggiata (Seconda parte)
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La Smorfia - Tra tutte te
La storia mai raccontata
L’arretratezza del sud: crimine storico del capitalismo italiano
Le Brigantesse
Le idee cardine della Costituzione italiana
Lettera di un emigrante del Regno delle Due Sicilie
Li chiamarono... briganti - "A Melfi! A Melfi!"
Li chiamarono... briganti - Epilogo con Lina Sastri
Li chiamarono... briganti - Trailer
Massimo Troisi - "Il terremoto del Belice"
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Montecalvo Irpino e il Brigantaggio
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Piero e Silvia Calamandrei
Pino Daniele - Napule è
Pino Daniele - Terra mia
Primati del Regno delle Due Sicilie
RIFONDAZIONE BORBONICA
Rino Gaetano - Agapito Malteni il ferroviere
Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu
Rino Gaetano - Metà Africa metà Europa
Risorgimento, meridione, emigrazione
Sessantesimo anniversario della Costituzione Italiana
Storia e attualità dell'articolo 11 della Costituzione Italiana
Stormy Six - Pontelandolfo
Stormy Six- Stalingrado
Sud Italia: arretratezza o colonialismo interno?
Sud Sound System - Le radici ca tieni (live Rockpolitik)
Tarantulella - Brigante Se More
Teresa De Sio & Raiz - Tammurriata Nera
Teresa De Sio - 'O Sole Se Ne Va (1980)
Teresa De Sio - A Umma Umma
Teresa De Sio - Ariò (1983)
Teresa De Sio - Brigante e brigantessa...
Teresa De Sio - Voglia 'e turnà (1982)
Teresa De Sio - Voglia 'e turnà (2008)
Tg2 Dossier Garibaldi
Tributo a Massimo Troisi
Tullio De Piscopo, Pino Daniele & Tony Esposito
Una guerra per bande
Viva, viva, viva la Costituzione italiana!
Vulesse Addeventare nu Brigante
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meridionalismo
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saluti finali
testi letterari
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manifestazione del 23 aprile è finalmente archiviata (meno male!), l'esperienza del laboratorio storico si è ormai conclusa, gli alunni potranno concentrarsi totalmente nello studio e dedicarsi alla preparazione degli esami finali. A proposito, tanti auguri ragazzi! Dunque, anche il blog può chiudere i battenti. E' giunto il momento del commiato finale.
inutili e leziose, con l'auspicio e la speranza che le ricerche condotte dagli alunni siano servite a qualcuno di voi ed abbiano offerto la testimonianza concreta di un diverso modo
di intendere e praticare l'esperienza scolastica. Purché ci si possa "affrancare" da quei dirigenti e colleghi antipatici e molesti (per non dire peggio, eh eh eh). Un cordiale saluto dai ragazzi, dalle loro insegnanti e dal maestro Lucio Garofalo, che è l'autore e il gestore di questo blog. Alla prossima!
alunni di dedicarsi adeguatamente anche allo studio delle altre discipline didattiche, che non possono e non devono essere minimamente trascurate. Non bisogna dimenticare che gli alunni sono attesi da una prova assai importante ed impegnativa, vale a dire gli esami finali di terza media.
per organizzare nel miglior modo possibile l'iniziativa prevista in prossimità del 25 aprile, riservata al 60° anniversario della Costituzione italiana. Abbiamo immaginato di allestire una sorta di "Festa della Costituzione" (si badi bene: non una "Festa alla Costituzione" che qualcun altro intende preparare) scevra di qualsiasi contenuto o carattere retorico-celebrativo. Per offrire un'idea sommaria dell'iniziativa abbiamo pensato di mettere sul blog il Programma della manifestazione.DAL BRIGANTAGGIO ALLA COSTITUZIONE IN...FESTA
Mostra confronto-dibattito esperienze vissute
23 aprile 2008
Programma
Mattina
Ore 9,30 apertura della
manifestazione e saluti agli Ospiti
Ore 9,45 illustrazione dell’attività del Laboratorio Storico “Dal brigantaggio alla Costituzione in…festa” a cura del Coordinatore
Ore 10,00
“Promuoviamo
Ore 11,00 Testimonianze degli anziani
Pomeriggio
Ore 16,00 Apertura al pubblico della
Mostra “IL BRIGANTAGGIO, LE BRIGANTESSE”
Blog Immagini Documenti
Ore 17,00 “
Una breve introduzione al lavoro degli alunni
Il
Laboratorio della Memoria prevedeva sin dall'inizio due momenti di studio e di approfondimento storico strettamente connessi tra loro. Il primo aspetto è stato ampiamente ma non ancora esaurientemente indagato, vale a dire il fenomeno (piuttosto controverso) del
Brigantaggio post-unitario e la Questione meridionale, che sopravvive ancora oggi. Il secondo momento è quello relativo alla nostra Costituzione, di cui nel 2008 ricorre il 60° anniversario. Il primo periodo è stato dunque riservato allo studio del Brigantaggio, affrontato mediante un approccio di controinformazione storica, tentando di esaminare ed evidenziare in particolare il ruolo (non secondario e non marginale) svolto dalle
brigantesse, cioé da quelle donne che, per svariate ragioni individuali, abbracciarono la difficile e drammatica esperienza della lotta armata contro l'occupazione militare compiuta dai Piemontesi. Dopo questa fase di ricerca gli alunni hanno avviato lo studio della Costituzione. Qui presentiamo i loro primi,
apprezzabili lavori. Vi invitiamo a commentarli interagendo in modo critico e costruttivo per contribuire ad un eventuale dibattito. Vi chiediamo di fornire spunti utili ad arricchire la riflessione, ma anche a facilitare e sostenere l'encomiabile lavoro di ricerca condotto dai ragazzi. Naturalmente approfittiamo dell'occasione per augurare a tutti una Buona Pasqua e un felice risveglio primaverile.
***
P.S.: segnaliamo che nell'elenco dei link, già da alcuni giorni è possibile rinvenire interessanti documenti tratti da fonti di varia natura (testi, video, immagini, canzoni, ecc.)
dedicati al tema della Resistenza antifascista e della Costituzione. La quale compie 60 anni ma non li dimostra. Infatti, noi crediamo che la nostra Costituzione non abbia affatto bisogno di lifting, non debba essere aggiornata né revisionata, e tanto meno abolita (come sostiene qualcuno), ma deve essere semplicemente e finalmente applicata... Tanti auguri alla nostra Costituzione!
“A PROPOSITO DI COSTITUZIONE”
Punti di vista della 3^A
1) Dallo Statuto Albertino alla Costituzione: caratteristiche
Gruppo di ricerca:
Federica Di Giovanni
Francesco Fischetti
Trombino Mariaida
L'Italia fino all'800 era un insieme di piccoli Stati che solo dopo il Risorgimento vennero unificati (1861) grazie allo Statuto Albertino in un'unica Nazione: l'ITALIA. (Questo è avvenuto sulla carta, n.d.L.G.)
Lo Statuto Albertino rimase in vigore fino al 1947 quando fu sostituito, a causa delle gravi lacune palesatesi nel periodo fascista, tramite
referendum quando gli italiani scelsero
dato l'onore e l'onere di redigere
La sovranità popolare è il cardine della Costituzione (articolo 1) in quanto viene affermato che è il popolo che sceglie i propri rappresentanti che sono tenuti a governare ed a emanare leggi nell' interesse comune oltre che a nominare organi giuridici e legislativi.
Nella Costituzione italiana viene sancito il
"suffragio universale" che dà il diritto al voto a tutti i cittadini maggiori di 18 anni senza distinzione di sesso, razza, idee politiche, religione e ricchezza.
La Costituzione fa del diritto al lavoro (ad ogni uomo deve essere data la possibilità di lavorare per mantenere una vita dignitosa) uno dei cardini dell'attuale stato Italiano. Il lavoro è fondamentale per una Nazione, e lo Stato Italiano è tenuto a tutelarlo in tutte le sue forme:
l'istruzione che ogni cittadino acquisisca competenze professionali;
lavorativo;Nella Costituzione sono rafforzati i principi della "dichiarazione dei diritti dell'uomo". Ci invita a essere solidali con gli altri e a denunciare qualsiasi sopruso subito o visto subire da altri.
Nella Costituzione è sancito il
diritto di Uguaglianza di tutti i cittadini davanti la legge, ricco o povero che sia. Basti pensare che prima della Costituzione in Italia le donne non avevano diritto al voto e anche il credo religioso o politico era discriminato.
Nella Costituzione sono sanciti anche i diritti per le minoranze etniche presenti nello Stato Italiano. Le popolazioni delle regioni confinanti con gli altri stati hanno il diritto e il dovere di tutelare la loro cultura, la loro lingua sia a livello scolastico sia a livello amministrativo.
Prima della Costituzione le libertà individuali erano osteggiate, mentre con l'entrata in vigore della stessa queste libertà vengono tutelate. Ognuno dal più potente al più miserabile vede tutelati i propri diritti di
espressione.
la propria religione; Naturalmente lo Stato pone delle limitazioni a tali libertà se in possesso di prove certe di illegalità e pericolosità delle azioni di un soggetto.
Altri importanti diritti (sanciti dalla Costituzione) che il cittadino vanta nei confronti dello stato sono:
Il più importante diritto sancito dalla Costituzione è il "diritto elettorale" che può essere attivo o passivo. Questo diritto
permette ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti e di candidarsi per essere eletto a rappresentare il popolo stesso.
Nella Costituzione con i diritti esistono naturalmente anche i doveri:
di frequentare almeno un numero minimo di anni di scuola in quanto solo con l'istruzione i cittadini possono contribuire a migliorare lo stato; 
La libertà individuale è garantita solo se c'è libertà politica cioè la possibilità dei cittadini di riunirsi in
Partiti Politici che propongono programmi per amministrare
La Costituzione
e degli imprenditori, vietando qualsiasi forma di accordo economico atto a massimizzare i guadagni a discapito dei diritti dei lavoratori.
L' Art. 138 sancisce le modalità per Revisionare la Costituzione.
2) I PRINCIPI SU CUI E’ FONDATA
Costituzione
È tipico degli stati democratici. Anche se
delle confessioni religiose (art. 8), dei partiti politici (art. 49) e dei sindacati (art. 39). È riconosciuta anche la libertà delle stesse organizzazioni intermedie, e non solo degli individui che le compongono, in quanto le formazioni sociali meritano un ambito di tutela loro proprio. In ipotesi di contrasto fra il singolo e la formazione sociale cui egli è membro, lo Stato non dovrebbe intervenire. Il singolo, tuttavia, deve essere lasciato libero di uscirne.
Ci sono riferimenti già agli artt. 1 e 3.
Il lavoro non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale. Non serve ad identificare una classe. È anche un dovere, ed eleva il singolo. Nello stato liberale la proprietà aveva più importanza, mentre il lavoro ne aveva meno. I disoccupati, senza colpa, non devono comunque essere discriminati.
Già gli altri tre principi sono tipici degli stati democratici, ma ci sono anche altri elementi a caratterizzarli: la predominanza di organi elettivi
e rappresentativi; il principio di maggioranza ma con tutela della minoranze (anche politiche); processi decisionali (politici e giudiziari)
Come è affermato con chiarezza nell'art. 3, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge (uguaglianza formale) e devono essere in grado di sviluppare pienamente la loro personalità sul piano economico, sociale e culturale (uguaglianza sostanziale)
Lo
Stato e
Come viene sancito all'art. 11, 
3)
Produzione individuale di Amina el Mejjaty

*la traduzione della parola latina "costitutio";
*una raccolta di principi democratici ;
*uno strumento di difesa per il popolo;
*un documento che tutti possono capire;
*un simbolo della democrazia italiana;
*un bel testo letterario che fa capire al lettore l'idea della "vera democrazia".
Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno mai raccontato

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TITOLO ORIGINALE |
Idem |
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REGIA |
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SOGGETTO |
Benedetto Benedetti, Fabio Carpi, Florestano Vancini |
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SCENEGGIATURA |
Nicola Badalucco, Fabio Carpi, Leonida Sciascia, Florestano Vancini |
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FOTOGRAFIA |
Nenad Jovicic (colore) |
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MUSICA |
Egisto Macchi |
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MONTAGGIO |
Roberto Perpignani |
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INTERPRETI |
Ivo Garrani, |
|
PRODUZIONE |
Alfa Cinematografica/RAI/Histria Film |
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DURATA |
109' |
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ORIGINE |
Italia- Jugoslavia, 1972 |
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REPERIBILITA' |
Homevideo/Cineteca Pacioli |
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INDICAZIONE |
Triennio |
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PERCORSI |
Risorgimento Ottocento/Cinema e Storia |
TRAMA
Sicilia orientale, 3-10 agosto 1860. Ormai compiuta la liberazione dal dominio borbonico dell'intera Sicilia da parte dei
garibaldini, nel catanese scoppia una sanguinosa rivolta contadina contro i latifondisti del posto. A Bronte, nonostante il liberale avvocato Lombardo
cerchi di far prevalere la moderazione, la popolazione locale, esasperata da anni di feroce sfruttamento, sotto la guida del carbonaro Gasparazzo fa giustizia sommaria di quindici notabili del paese. Richiamato sul posto dalle notizie della strage, Nino Bixio, fedele braccio destro di Garibaldi,
impone che siano fucilati l'avvocato Lombardo e cinque popolani coinvolti nella rivolta.
TRACCIA TEMATICA
Sulla scorta dell’interpretazione gramsciana del Risorgimento come rivoluzione agraria tradita (cioè l’unificazione italiana vista come processo di natura esclusivamente territoriale e istituzionale, risoltasi nell’annessione degli Stati della penisola da parte del Regno di Piemonte e che non ha intaccato i rapporti sociali segnati dal predominio della borghesia e dell'aristocrazia terriera a spese delle masse contadine) Vancini propone una pagina di storia poco conosciuta (non, però, del tutto ignorata, se pensiamo alla novella Libertà del
Verga e ad alcuni accenni in opere storiografiche) e certamente dimenticata in fretta a causa dalla mitologia nazionale costruita attorno alla figura di Garibaldi. Il film mette chiaramente in luce i limiti e le insufficienze di tutte le forze in gioco: il proletariato rurale, privo di una teoria e di un progetto rivoluzionario, si abbandona ad una rivolta violenta e feroce (che richiama le tremende jacquerie medioevali), ma totalmente priva di realistici sbocchi politici e guidata per giunta dal rozzo e sanguinario Gasparazzo;
Bixio rappresenta gli angusti orizzonti sociali del movimento garibaldino (la cui conquista militare dell’isola fu resa possibile da un compromesso con i ceti possidenti agrari, cui si garantiva il sostanziale mantenimento del potere politico ed economico); l’avvocato Lombardo, nella sua significativa solitudine, rappresenta la scarsa incidenza della borghesia liberale in un contesto di pesante arretratezza.
VALUTAZIONE CRITICA
I momenti migliori del film sono quelli che lo racchiudono alle estremità: all’inizio la descrizione delle disumane condizioni di lavoro dei poveri
contadini siciliani, sprofondati nella miseria e oppressi dallo sfruttamento, ci immerge con efficace eloquenza in un contesto di degradazione che da solo può spiegare la sfrenata esplosione di violenza di cui si renderanno protagonisti questi disperati della terra; alla fine la drammatica sequenza della fucilazione dei rivoltosi, tremendamente conclusiva nel chiudere la vicenda all’insegna di un cupo e sconsolato pessimismo (la speranza di una reale liberazione dall’ingiustizia e dai soprusi si rivela per l’illusione che è: da quel momento per il
meridione d’Italia tutto continuerà come prima). In mezzo ci sta una pellicola aspra e tesa, che sa coinvolgere e sconvolgere, ma sostanzialmente incapace di sottrarsi ad un’impostazione troppo schematica e didascalica, da lezione di storia nella quale i personaggi stentano a svincolarsi dal modello ideologico e socioculturale di cui si fanno portatori senza ambiguità e scarti. Mancano le sfumature e i chiaroscuri e su tutto finisce per prevalere l’intento di dimostrare in modo chiaro e incontrovertibile la tesi di fondo. E’ il difetto tipico di tanto Cinema italiano storico e politico di quegli anni, per il quale la comunicazione del messaggio s’impone su qualunque altra cosa.
RIFERIMENTI INTERDISCIPLINARI
Storia A) L’impresa dei Mille di Garibaldi.
B) La figura di Nino Bixio.
C) La società siciliana alla metà dell’Ottocento
Geografia La Sicilia orientale e il catanese.
Italiano La novella Libertà di Giovanni Verga.
L' ECCIDIO DI BRONTE
, il 1° agosto vi fu il primo esempio di come agivano i "liberatori" piemontesi. A Bronte esisteva la Ducea di Nelson, una specie di feudo di 25.000 ettari concesso da Ferdinando I all’ammiraglio Nelson,
come ricompensa per gli aiuti forniti al Reame nel 1799. Alle notizie delle avanzate garibaldine, i contadini insorsero contro i padroni delle terre, aizzati dai settari che, dovendo sollevare comunque dei tumulti, promettevano loro le terre secondo i proclami garibaldini. Essi insorsero il 2 agosto, commettendo violenze nei confronti dei notabili, saccheggiando e bruciandone le case. Furono uccisi una decina di "galantuomini". Cosicché il 4 agosto furono inviati a Bronte ottanta uomini della guardia nazionale,
comandati dal questore Gaetano de Angelis, i quali però fraternizzarono con gli insorti, addirittura consentendo che venissero uccisi nella località detta Scialandro altri quattro "galantuomini". Garibaldi fu immediatamente sollecitato, con numerosi dispacci, dal console inglese che gli intimava di far rispettare la proprietà britannica della Ducea, e anche perché erano iniziate delle rivolte simili a Linguaglossa, Randazzo, Centuripe e Castiglione, confinanti con le proprietà inglesi. Fu cosí che per non danneggiare gli inglesi, Garibaldi
preoccupatissimo inviò il 6 agosto sei compagnie di soldati piemontesi e due battaglioni cacciatori, l’Etna e l’Alpi, al comando di
Nino Bixio. Queste orde circondarono il paese, ma poiché i rivoltosi erano già scappati, Bixio fece arrestare l’avvocato Nicolò Lombardo, ritenendolo arbitrariamente il capo dei rivoltosi e poi facendolo passare anche per reazionario borbonico, mentre invece era stato l’unico che aveva cercato di pacificare gli animi di tutti. Lo stesso giorno, 6 agosto, Bixio emise un decreto con il quale intimava la consegna di tutte le armi, l’esautorazione delle autorità comunali, la condanna a morte dei responsabili delle rivolte e una tassa di guerra per ogni ora trascorsa fino alla "pacificazione" della cittadina. Bixio si rivelò in questa vicenda un feroce assassino.
Per terrorizzare ulteriormente i cittadini,
uccise personalmente a sangue freddo un notabile che stava protestando per i suoi metodi. Nei giorni successivi raccolse piú di 350 tipi di armi e incriminò altre quattro persone, tra le quali un insano di mente. Il giorno 9 vi fu un processo farsa che condannò a morte i cinque imprigionati, che erano del tutto innocenti e che fece fucilare spietatamente il giorno successivo.
Per ammonizione, all'uso piemontese, i cadaveri furono lasciati esposti al pubblico insepolti. Bixio ripartí il giorno dopo portando con sé un centinaio di prigionieri presi indiscriminatamente tra gli abitanti. La Sicilia, nel frattempo, venne posta praticamente in stato d'assedio dalla flotta piemontese, con l’aiuto delle navi francesi ed inglesi, che effettuarono un blocco dei porti e delle coste, causando il crollo dei commerci marittimi e di ogni altra attività produttiva dell’isola.

INDUSTRIA:
- Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte;
- Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri;

ECONOMIA:




Pasta (Mostra Industriale di Parigi);GIURISPRUDENZA- ORGANIZZAZIONE MILITARE:

SOCIETÀ, SCIENZA E CULTURA:

vesuviano (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica;


Fonte: http://www.realcasadiborbone.it
***
UN COMMENTO di L. G.
La lettura di questo lungo elenco di prestigiosi primati detenuti dal Regno delle Due Sicilie
suscita inevitabilmente un senso di amara tristezza e una sorta di nostalgia dolorosa, mista a rabbia, orgoglio e indignazione. Ci si rende conto di quanto fosse notevole e impareggiabile lo splendore di un Regno come quello di Napoli e dei Borbone. Uno Stato ricco, potente e attrezzato, pacifico e felice, come pochi altri in Europa e nel mondo.
Uno Stato progredito e organizzato anche sul versante assistenziale e sociale, in grado di rivolgere un'encomiabile attenzione e sensibilità verso le questioni sociali, verso le condizioni di difficoltà e di bisogno in cui versavano i ceti più umili e meno abbienti. Un Regno talmente ricco e avanzato da fare letteralmente invidia, concorrenza e gola ad altri Regni, tra cui le massime superpotenze dell'epoca, Inghilterra e Francia, ma soprattutto al vorace e invidioso staterello
sardo-piemontese, governato dalla più squallida, feroce e retrograda dinastia del tempo: i Savoia. Più francesi che italioti, dunque bastardi, i Savoia erano i sovrani più rozzi, codini e ignoranti in circolazione, immorali e spietati, avidi, meschini e venali, quanto sciocchi e vanitosi, veri e propri barbari assetati di potere e di averi, estremamente arretrati e forcaioli rispetto alla più evoluta e liberale dinastia borbonica. Una monarchia alquanto illuminata, colta e raffinata, all'avanguardia in Europa e nel mondo. Naturalmente, questa sorta di esaltazione filo-borbonica e filo-meridionalistica non deve essere equivocata banalmente come una presa di posizione astrattamente apologetica e celebrativa, tanto meno cieca e aprioristica, derivante da sentimenti di tipo nostalgico e reazionario. Al contrario, deve essere intesa come la constatazione di una
serie di dati di fatto molto concreti che si evincono anche (ma non solo) dall'acquisizione e dalla valutazione critica delle inconfutabili cifre sopra riportate, che attestano il notevole grado di progresso civile e culturale, di ricchezza e di sviluppo economico, di benessere sociale, raggiunto dal Regno di Napoli. Su tale argomento vale la pena di soffermarsi ulteriormente, in maniera più approfondita e dettagliata, in qualche altro post. Al prossimo aggiornamento.
Lucio Garofalo
Dal documento “I fatti del novantanove” di Angelo Colantuono (www.storiadilioni.it)...
…Non è una leggenda metropolitana e neppure un’esagerazione. L’informazione viene da una fonte assolutamente degna di fede, il Libro dei Morti dell’archivio parrocchiale di
Lioni. Ecco il testo completo: «20 agosto. E’ morto ucciso a colpi di fucilate il famoso brigante Rocco Verderosa, il quale non ha ricevuto alcun sagramento né avea adempiuto al precetto pasquale; e per essere morto in notorio peccato mortale per le tante scelleraggini e delitti commessi, per ordine della Corte gli è stata recisa la testa, le braccia e le gambe, ed il suo cadavere
è stato dato alle fiamme nel largo della Croce in presenza di molto popolo». E ancora, sotto la stessa data: «E’ morto ucciso a colpi di fucilate il famoso brigante Francesco Verderosa, marito di Marianna di Paolo, il quale per essere morto in notorio peccato mortale per le tante scelleraggini commesse, per ordine della Corte il cadavere è stato dato alle fiamme nel largo della Croce, dopo la recisione della testa, braccia e piedi, in presenza di molto popolo».
…alla fervida fantasia di Giuseppe Santoli, alunno della 3^A
L’ESECUZIONE DEL VERDEROSA
La fulva vampa del
rogo di Francesco Verderosa crepitava e innalzava verso il cielo i suoi sprazzi luminosi. Essi provenivano dalle sterpi e dalla legna secca che ardevano sul pavimento annerito della piazza, avvolgendo completamente le pallide ed esili spoglie del brigante. E illuminavano i volti madidi di sudore della gente che guardava il corpo del Verderosa consumarsi lentamente e mutarsi in cenere: chi con un ghigno di soddisfazione, chi con lo sguardo afflitto e
lacrimante, chi nauseato per il macabro spettacolo e per la crudeltà che lo Stato aveva dimostrato verso gli oppositori alla sua amministrazione incompetente. L’aria era calda e irrespirabile a causa dei
fumi neri che si diffondevano nella piazza spandendo un odore acre e fastidioso. Il cielo era buio e nuvoloso e sembrava essersi chiuso a quella crudeltà disumana per piangere in silenzio l’ennesimo uomo martoriato a causa dei suoi ideali. Tutto intorno era tacito, le uniche cose che spezzavano la requie austera erano gli strazianti gemiti della moglie del brigante, Paola, chinata davanti al fuoco con gli occhi grondanti di lacrime che le scendevano sui delicati zigomi, riflettendo il caldo scintillio del fuoco.
Nel linguaggio storico-politico indica il divario economico, civile e culturale tra il Sud
e il resto d’Italia. La percezione dell’arretratezza meridionale si può fare risalire agli illuministi meridionali del Settecento che tracciarono alcune coordinate nell’analisi dei problemi del Mezzogiorno entro le quali si sviluppò un’originale riflessione. Fu soprattutto
Gaetano Filangieri a indicare nel predominio sociale ed economico del feudalesimo, con la corrispettiva debolezza della forza etica e istituzionale dello stato, la causa fondamentale del ritardo del Sud, visibile nella diffusione del latifondo scarsamente produttivo, nella miseria delle popolazioni contadine e nella mancanza di un ceto medio imprenditoriale. La questione meridionale emerse compiutamente dopo l’unità d’Italia nell’analisi condotta da
Pasquale Villari (Lettere meridionali, 1861) e nelle inchieste parlamentari di Sonnino e Franchetti sulla Sicilia del 1876. La denuncia delle origini sociali del problema, insieme con la ricerca delle soluzioni, dimostrarono come non fossero sufficienti gli strumenti approntati dallo stato unitario, tanto meno quelli meramente repressivi adottati per sconfiggere il brigantaggio. Da queste analisi scaturiva l’appello a interventi positivi che ripianassero il divario Nord/Sud, spezzando il latifondo, favorendo la piccola proprietà contadina e riducendo il centralismo dello stato. I governi presieduti da Giolitti
furono i primi ad approvare leggi straordinarie con cui furono finanziati grandi lavori pubblici per infrastrutture in Puglia, a Napoli e in Basilicata, che, però, non furono del tutto efficaci, mentre l’emigrazione di milioni di contadini si presentava contemporaneamente come la reazione fisiologica alla miseria delle campagne meridionali. Una successiva corrente di meridionalisti di ispirazione radicale (Giustino Fortunato, Antonio De Viti De Marco,
Guido Dorso) e socialista dissidente (Gaetano Salvemini) spostava su un piano generale il dibattito, imprimendogli un carattere di denuncia contro il protezionismo, giudicato lo strumento iniquo con cui lo stato aveva finanziato le industrie al Nord penalizzando il Sud agricolo, e contro la politica di Giolitti, accusato da Salvemini
di usare strumenti arcaici e persino illegali per raccogliere i voti controllati dagli agrari. Nel secondo dopoguerra la questione meridionale tornò al centro della discussione politica. Un gruppo di meridionalisti di formazione laica e radicale (Mario Rossi Doria) trovò convergenze con il meridionalismo tecnocratico cattolico (P. Saraceno), inducendo il governo a nuovi interventi pubblici nel Sud (istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, 1950, riforma agraria, 1950-52). Il movimento comunista sviluppò le intuizioni di Antonio Gramsci,
che aveva enucleato un’originale riflessione storica sul rapporto tra lo sviluppo capitalistico del Nord e l’arretratezza delle campagne meridionali, finalizzata a saldare un legame militante tra classe operaia settentrionale e classe contadina meridionale. Negli anni Sessanta prese slancio la seconda fase della politica meridionale collegata ai governi di centrosinistra, che portò alla creazione di alcuni poli industriali a Napoli (Alfa Sud di Pomigliano), a Taranto (siderurgia), a Gela (petrolchimico) e in alcuni centri della Sardegna. Le potenzialità di questi interventi vennero rallentate dalle congiunture internazionali, dalla mancanza di un tessuto industriale diffuso e dall’intreccio tra politica e criminalità organizzata.
Continua la produzione di testi letterari a cura degli
alunni della 3^A
Alunni Autori: Federica Di Giovanni - Trombino Mariaida – Francesco Fischetti
Dal documento “I fatti del novantanove” di Angelo Colantuono www.storiadilioni.it, immesso nei link dal nostro straordinario “blogghista”, maestro Lucio Garofalo
… 20 agosto.
È morto ucciso a colpi di fucilate il famoso brigante Rocco Verderosa, il quale non ha ricevuto nessun sagramento né avea adempiuto al precetto pasquale; e per essere morto in notorio peccato mortale per le tante scelleraggini e delitti commessi, per ordine della Corte gli è stata recisa la testa, le braccia e le gambe, e il suo cadavere è stato dato alla fiamme nel largo della Croce in presenza di molto popolo...
LE ULTIME PAROLE DI ROCCO VERDEROSA FURONO…
Autori: Federica Di Giovanni - Trombino Mariaida – Francesco Fischetti
20 agosto 1807
Rocco Verderosa trascorre le ultime ore della sua vita in una cella oscura e ripugnante ripercorrendo con la mente gli episodi che hanno segnato la sua vita, ripensando a tutte le esperienze che lo hanno portato a condurre una vita come la sua… Una vita da brigante!
“E ora, sul
punto di morte, continuo a sostenere le mie idee, a portare avanti i miei pensieri e i principi in cui credo. Nonostante questa tragica fine, nonostante le torture subite, nonostante le tante sofferenze, posso dire di essere orgoglioso di me stesso e di tutto ciò che ho fatto.
Eppur mi sembra strano, ritrovarmi qui, dopo anni e anni di gloria, dopo esser sfuggito a numerosi attacchi, sfociati in carneficine cruente. Sono sempre stato io il migliore, quello che si distingueva dagli altri per l’astuzia, la forza e il coraggio, a prevalere su tutto e tutti.
E anche se in fondo credo che questa battaglia
avrebbero dovuto combatterla coloro che ne avevano la possibilità e l’autorità, spero che questo movimento continui e spero anche che i miei compagni riescano davvero a salvare la patria oltre che se stessi.
Ormai i miei giorni volgono al termine e non so neanche se qualcuno mi ricorderà, se qualcun’altro piangerà per me, né se qualcuno sarà felice della mia fine, fatto sta che al mio posto dovrebbero esserci altre persone.
Ma ormai non ho più voglia di ribellarmi.
Questa è stata la ricompensa per aver voluto fortemente il bene del mio Paese…
...la mia stessa vita!”
STAC!!! Un colpo secco di ghigliottina.
Dopo tante ricerche
diamo sfogo alla nostra creatività mescolando fantasia e notizie storiche. Inventiamo un testo in cui immaginiamo che cosa abbia potuto scrivere il brigante Antonio Franco alla sua compagna Teresa Ciminelli.
LE ALUNNE della classe 3^A:
Annalinda Tarantino, Nicolle De Vitto, Antonella Gallo, Rosaura Petito
Lettera
Cara Teresa,
non ho trovato altri modi per contattarti se non
quello di scriverti una lettera.
Devo comunicarti delle informazioni importanti.
Una di queste è che dobbiamo trovare un rifugio dove poter stare al sicuro dai briganti nemici.
Dovremo, purtroppo, combattere contro i briganti che una volta erano i nostri compagni e che ora si sono trasformati in traditori.
Ci vediamo al solito posto, nella”selva oscura", che tu conosci molto bene; non c’è tempo da perdere, questa volta siamo davvero in serie difficoltà.
Qui siamo in brutte condizioni, non mangiamo da un bel po’ di giorni.
L’altro ieri ho visto Ninco Nanco, era ridotto proprio male!
I suoi abiti erano ormai degli stracci; il suo corpo sembrava consumato e, pensa, in un primo momento non l’avevo neppure riconosciuto!
Che pietà, non riusciva a tenere le proprie armi in pugno!
Spero che qualcuno ci aiuterà per evitare di arrivare a questa sua stessa condizione.
Se proprio vuoi sapere come la penso questo è solo l’inizio di una lunga guerra di cui non riesco a immaginare la fine.
Cara Teresa, mi mancano le tue attenzioni; mi mancano le tue cene e i tuoi pranzi semplici che mi preparavi, ma soprattutto quei ragionamenti che facevamo seduti al tavolo con i nostri compagni di avventura.
Ora vivo solo e mi nutro della speranza di poter riassaporare quei bei momenti trascorsi insieme.
Mi raccomando, oggi cerca di non mancare all’incontro.
Ti mando un abbraccio fortissimo
Tuo per sempre
Antonio Franco
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"Brigantesse" Teresa e Serafina CIMINELLI |
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Teresa CIMINELLI appartenente alla banda di Antonio Franco (nella foto) |
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Serafina CIMINELLI di Maurizio Restivo Nata nel 1845 a Francavilla in Sinni da Domenico e Maria Luigia Ferrara, Serafina Ciminelli seguendo le orme del padre, della madre e della sorella Teresa, si unì, ancora giovanissima, al famigerato Giuseppe Antonio Franco, sanguinario e gigantesco capobanda, che per anni seminò il terrore nel Lagonegrese. Ella lo segui ovunque nel suo pericoloso cammino, si adattò al suo uomo, alla sua vita, ai disagi e ai pericoli che per il brigante crescevano di giorno in giorno. Per l'amore sviscerato che nutriva nei confronti del Franco, Serafina convinse anche il suo giovane fratello Fiore, appena quindicenne, ad aggregarsi alla banda e a prendere la via dei boschi. Per circa tre anni dimorò tra le folte selve del Caramola e del Pollino partecipando attivamente alle varie incursioni della banda sia sul territorio lucano che su quello calabrese... Dopo tante scorrerie Serafina ed il suo uomo, ormai braccati da ogni parte, tentarono di espatriare insieme con pochi fedeli confidando ingenuamente nell'amicizia che li legava al capitano della Guardia Nazionale di Latronico tale Luigi Gesualdi che in tante occasioni li aveva protetti. In attesa dei passaporti falsi, verso la fine del mese di dicembre del 1865, si rifugiarono, quindi, tramite il Gesualdi, in casa di tale Venanzio Zambrotti in Lagonegro, dove furono catturati dalle forze dell'ordine dopo una violenta colluttazione. Condotti immediatamente a Potenza, Serafina fu condannata a quindici anni di lavori forzati, suo fratello Fiore ai lavori forzati a vita, mentre Giuseppe Antonio Franco fu fucilato il 30 dicembre del 1865 sulla collina di Monte Reale. Anche se il Franco si raccomandò al sacerdote che lo confessò prima di morire perché avesse cura della sua donna, è da dire che nessuno si occupò di lei, che morì sola ed abbandonata da tutti appena ventunenne nel carcere di Potenza il 12 novembre 1866 per setticemia procurata da un ascesso nella zona perineale. |
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da: "RITRATTI DI BRIGANTESSE Il dramma della disperazione" - Piero Lacaita Editore - 1997 Foto da: "BRIGANTI & PARTIGIANI" - a cura di: Barone, Ciano, Pagano, Romano - Edizione Campania Bella |
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